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Albergo uscita A/14 Faenza
Via G. da Maiano - Ettore Sottsass

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Spazialità come teatro di un edificio
L'imprenditore Pietro Morini affida il progetto alle idee di un grande architetto

(Articolo tratto da: Il Piccolo - Faenza - Venerdì 23 dicembre 2005)

Ettore Sottsass, ovvero la cultura dell'abitare che vede al proprio centro non l'abitazione, ma l'abitante. Questa in sintesi la filosofia che il grande progettista, guru dell'architettura e del design mondiale, ha dedicato a un piccolo intervento di prossima realizzazione a Faenza. Il complesso -proprietà della ditta Fattoria del Lago di Morini Pietro & c. snc- situato a Faenza nei pressi dell'incrocio dei Cappuccini avrà una destinazione mista a uso commerciale, terziario e residenziale. Se le dimensioni di questa lottizzazione sono contenute come superficie d'intervento, d'altra parte è invece di grande rilievo il significato che, in una visione generale, il progetto riveste per immagine e significato. Rilevante, soprattutto, è la scelta della proprietà di avvalersi di un grande professionista (per Sottsass è il primo intervento pensato per Faenza) per l'attuazione di un progetto che a Faenza lasci un segno particolare nel panorama dell'architettura cittadina; ma anche la volontà del committente di valorizzare un edificio realizzando pure nuove opere pubbliche per la città, ma importanti anche per una migliore integrazione di questo complesso. Vale a dire che la realizzazione del nuovo stradello dei Cappuccini, servirà come collegamento tra via Marconi e via degli Insorti, ma unirà al centro di Faenza anche il nuovo edificio. Per Pietro Morini, presidente dell'immobiliare Gimo spa, è assolutamente necessario fare cose di qualità in linea con quanto perseguito a Faenza col nuovo Piano regolatore dal 1998 a oggi; un concetto prioritario nella sua filosofia di imprenditore dove il benessere rivolto alle persone si estende con questo progetto anche alla città di Faenza. Progetto che rientra nella logica architettonica di Sottsass come una delle sue molteplici idee di energia comunicativa. Per questo è stato presentato alla grande mostra -nel marzo scorso- allestita al Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto dedicata ai progetti di Ettore Sottsass dal 1946 al 2005. Un comune filo conduttore unisce la ricerca progettuale del progettista con l'organizzazione degli spazi e degli oggetti che li popolano "e prendono la stessa corporeità dell'individuo, allargandosi in continuità all'ambiente." Margherita Rondinini

Anche l'edificio faentino, posizionato al centro del lotto, è contagiato da una logica di spazio fisico disgregato che tuttavia si ricompone in spazio abitativo sviluppandosi su tre piani con al piano terra tre esercizi commerciali contornati da un ampio porticato e allargato in una estesa pavimentazione che rende facilmente accessibile l'edificio da tutti i lati. Al primo piano sono ricavati due uffici, mentre al secondo piano si trovano tre appartamenti. Anche all'esterno, la costruzione appare come una tipica architettura di Sottsass; gli elementi geometrici si impongono attraverso un rivestimento delle facciate in una monocottura di colore bianco, con gli enormi pilastri che rendono tuttavia leggera la struttura, rivestiti in graniglia color verde come il corpo scala: l'elemento torre che domina sul complesso al pari dei tetti giardino pensili. I pilastri sopraelevano la struttura e diventano un refrain nella produzione del progettista, rievocando l'immagine di palafitta e conferendo un senso di leggerezza apprezzabile quanto la trasparenza delle intere vetrate che costituiscono le pareti dell'intero piano terra: una sorta di belvedere che si somma alla leggerezza delle anfore di Franz Stalher (l'installazione artistica attigua all'edificio) e ipotizzano fin d'ora nuovo prestigio e qualità a uno degli ingressi principali alla città di Faenza. Come la reinterpretazione di un uso moderno della faience che in questo progetto trova nell'uso della ceramica non solo l'aspetto decorativo, ma la nuova funzione di struttura epidermica, pensata dunque con l'architettura stessa, "come qualcosa di nato insieme all'edificio" che dà piacevolezza visiva e di tatto.

Progetto: Ettore Soitsass e Marco Palmieri
Fotografia: Max Rommel

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